L’amante giapponese, di Isabel Allende

Abbastanza inutile. Voto 6/10

Un romanzo da vacanza che si può leggere senza impegno in spiaggia o in treno: niente di più, e dispiace doversi accontentare di questo da una scrittrice potenzialmente gagliarda come la Allende, che ci ha viziato all’inizio e ormai sono 30 anni che campa di rendita.

Qualche spunto interessante come il campo di internamento per cittadini giapponesi e un paio di colpi di scena verso la fine, peraltro relativamente prevedibili, non compensano la banalità del resto: una ricca ed eccentrica signora bene ha una lunga storia d’amore segreta con il giardiniere giapponese, lo scoprono una specie di badante dal passato travagliatissimo e il nipote della signora, personaggio la cui utilità ai fini della storia non è ben chiara. Praticamente tutta la trama è riassunta nel titolo.

Brividi di orrore quando usano l’orribile neologismo “lato B” nella traduzione.

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One thought on “L’amante giapponese, di Isabel Allende

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  1. Anche io ho notato una dissonanza quando hanno parlato di lato B, ma il libro è ambientato ai giorni nostri, alla fine, ci sta, anche nel contesto giocoso, visto che si parla di un arzillo vecchietto che guarda quello che molti altri della sua età non guardano più.
    Il dubbio che fosse una storiella e niente più mi è venuto, infatti lo sto leggendo adesso, agosto, piena estate…

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