La compagnia delle anime finte, di Wanda Marasco

Pessimo uso della lingua e del dialetto in una scopiazzatura dell’Amica geniale. Voto 5/10

Magari i personaggi sarebbero anche interessanti, come lo è lo spostarsi cronologicamente fino a risalire alla storia dei nonni: poi a metà arriva la storia più lineare dell’infanzia della protagonista,  ragazzina un po’ intellettuale in una famiglia sfigata, ed ecco qua che si scade quasi nel plagio della Ferrante. L’ambientazione nella miseria dei vicoli di Napoli nel dopoguerra potrebbe ricordare il ciclo dell’Amica geniale, ma la trama non è all’altezza e l’uso del dialetto risulta forzato: chiamare ogni due pagine lastre le finestre, ad esempio, dà i nervi.

Romanzo candidato al Premio Strega 2017: ma non lo meriterebbe.

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